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Incubi notturni nei bambini: cosa fare per tranquillizzarli

Cosa fare quando vostro figlio si sveglia nel mezzo della notte per colpa di un incubo? E soprattutto, a cosa possono essere legati gli incubi? Ne abbiamo parlato con Arianna Nardulli, psicologa, psicoterapeuta e Fondatrice del Centro Psiche.  
Stargli accanto quando lo si vede agitato, ma non svegliarlo e cercare una routine quotidiana che permetta al bambino di andare a dormire rilassato e senza angoscia: sono alcuni dei consigli che ci ha svelato Arianna Nardulli, psicologa, psicoterapeuta e Fondatrice del Centro Psiche, per affrontare gli incubi notturni dei bambini.
La psicologa inoltre mette in guardia: «L’incubo di per sé non è una patologia, ma è necessario fare attenzione perché in alcuni casi può essere una manifestazione di paure irrazionali e sintomo di un conflitto che il bambino vive inconsciamente».
Incubi notturni: attenzione a distinguere
«Prima di tutto è bene fare una distinzione tra “pavor nocturnus” e “incubo”.
Il pavor nocturnus. Il primo si manifesta nel pieno della notte, nella fase di sonno profondo, ed è paragonabile ad un vero e proprio attacco di panico: il bambino generalmente si sveglia urlando e con la respirazione affannata. Questo può rappresentare un sintomo più grave, che rientra nei disturbi d’ansia, non associabile ad immagini oniriche precise, ma generalizzato.
L'incubo. L’incubo, invece, che si manifesta nella fase REM del sonno e quindi nelle prime ore del mattino, di per sé non è segnale di patologia: gli incubi sono abbastanza comuni nei bambini a partire dal primo anno di età fino almeno agli 8 anni. Rappresentano un modo per esprimere angoscia, frustrazioni,  desideri o paure. Ma anche in questo caso è necessario distinguere: in alcuni casi gli incubi sono una manifestazione di paure razionali e motivate da quello che accade nella realtà. In altri casi, invece, si tratta di paure più primitive e irrazionali, legate ad esempio al terrore dell’abbandono da parte della madre: il bambino piccolo, non essendo in grado di verbalizzare la propria angoscia, la esprime attraverso i sogni. In questa situazione, gli incubi possono diventare dei segnali di un conflitto che il bambino vive inconsciamente: se non colto, se non capito, questo malessere può portare a disagi psichici in età scolare e adolescenziale. Il genitore, se si accorge di incubi frequenti che il bambino non riesce a spiegare, può consultare uno psicoterapeuta che lo aiuti a capire quale conflitto interno sta vivendo il bambino».  

Gli incubi più comuni
«Gli incubi sono un modo inconscio per rappresentare, attraverso simboli e immagini dal significato ben preciso, quello che avviene nella vita reale. Sono dunque soggettivi, legati al vissuto individuale, ma si possono rintracciare alcuni tratti comuni:  
  • incubi popolati da mostri: sono figure immaginarie spaventose che simbolicamente rappresentano un adulto che ha atteggiamenti rigidi nei confronti del bambino stesso o aggressivi verso un altro adulto;
  • incubi in cui si ha paura di cadere: rappresentano una mancanza di equilibrio. Il bambino sente di non aver sotto controllo la sua realtà, percepisce un senso di instabilità e non ha punti di riferimento stabili. Può succedere qualora venga a mancare una routine quotidiana adatta ai suoi ritmi e ai suoi bisogni psico-fisici, quando gli vengono proposte attività caotiche durante la giornata o vive una situazione precaria;
  • incubi con insetti, come scarafaggi nel letto: possono essere legati a cambiamenti inaspettati nella vita del bambino, come ad esempio un trasloco o una separazione da parte dei genitori».
Come comportarsi di fronte agli incubi dei bambini
«Quando i genitori si accorgono che i bambini tendono a svegliarsi durante la notte possono aiutarlo mostrandosi rassicuranti e trasmettendo un senso di protezione e sicurezza, ad esempio prendendolo in braccio, offrendogli un bicchiere d’acqua, assolutamente senza sgridarlo o farlo sentire in colpa.
Se il bambino invece continua a dormire, ma mostra di avere il sonno particolarmente agitato, sarebbe preferibile non svegliarlo, per dargli la possibilità di superare autonomamente le angosce notturne: in questo caso, si può provare a fargli comunque percepire la presenza attraverso il contatto fisico, ad esempio sdraiandosi vicino a lui, tenendogli la mano, accarezzandogli la testa».

Come aiutare il bambino a dormire meglio e a tranquillizzarsi
«In primo luogo è importante parlare con il piccino, provare a capire cosa non va e farsi raccontare gli incubi. Se ci si accorge che ci sono problemi relativi alla sua quotidianità, si può tentare, ad esempio, di cambiare i ritmi della giornata. Fondamentale è poi assicurarsi che il bambino abbia uno stile di vita sano e un’alimentazione adeguata, per promuovere il benessere e la continuità del sonno. Se il problema è legato ad una sovrastimolazione, il consiglio è quello di rallentare i ritmi e creare stimoli rilassanti prima di andare a dormire, come ad esempio la lettura di un libro. L’importante è trovare una routine, costruire insieme a vostro figlio dei comportamenti e dei piccoli rituali che siano uguali sera dopo sera, per assicurare la regolarità del sonno. Il momento del sonno è fondamentale: per questo bisogna creare un ambiente sereno. Un’idea può essere quella di raccontare, a bassa voce e con dolcezza, delle piccole storie inventate che ripercorrano passo dopo passo i momenti più belli e significativi della giornata del bambino: in questo modo si creerà una continuità tra la veglia e il sonno e il piccolo si addormenterà più serenamente e con aspettative positive sulla giornata seguente».

Intervista alla Dott.ssa Arianna Nardulli
a cura di Giorgia Fanari
www.nostrofiglio.it
 
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